Vorrei esprimere in modo sintetico ma incisivo il mio punto di vista sullo scempio, perché di questo si tratta, che si sta consumando in Piazza Sant’Ambrogio.
Credo sia inutile ricordarvi che la nostra Piazza Sant’Ambrogio, quella di tutti i milanesi veri, è una delle piazze più importanti del mondo. Il Patrono di Milano, Sant’Ambrogio per chi non lo sapesse, è custodito nella cripta sotto il famosissimo altare.
Fa accapponare la pelle immaginare che in linea d’aria a pochi metri da lui si sia pensato di costruire paratie in cemento armato e che il suo riposo centenario sarà disturbato da motori di centinaia di SUV. Non mi soffermerò sull’opportunità di costruire o meno questo parcheggio. Sconsolanti le dichiarazioni dell’Assessore Sgarbi in merito, il quale a parole è completamente schierato contro l’opera, ma nel contempo impotente come sembra esserlo perfino il Sindaco Moratti. Come se questo parcheggio fosse un male inevitabile, incurabile, una decisione ormai presa chissà da chi.
Di certo fa semplicemente ridere far partire il tanto decantato Ecopass tra meno di un mese e allo stesso tempo costruire parcheggi a rotazione in centro storico. Il potere dei soldi. Non il benessere dei cittadini. La solita doppia beffa.
Vorrei esprimervi ora il panorama che mi trovo di fronte ogni giorno uscendo dal mio portone, e credo di poter dire senza presunzione di parlare a nome di tutti i residenti nella Piazza.
Abito di fronte al cantiere. Ho due bambini, di 4 e 2 anni.
Esco dal portone. Sporcizia ovunque. L’unico marciapiede agibile e’ invaso all’inverosimile da macchine. Impossibile passare con i passeggini. Mai una multa.
Tra un autobus e l’altro (sì, perché passano sia la 50 che la 58) attraverso la strada e mi introduco in quel budello che dovrebbe condurmi verso l’Università Cattolica. Tutto il percorso e i giardinetti ridotti nel degrado più incivile. Probabilmente neanche i rom ci costruirebbero una baracca.
Insomma uno spettacolo desolante. Una piazza ridotta un cumulo di macerie e sporcizia. Un traffico ovviamente isterico. Un rischio giornaliero per noi e i nostri bambini. E una sensazione di incertezza e omertà che regna, intoccabile.
Mio padre, classe 1922, come tutti noi è indignato. Al ritorno dalla seconda guerra mondiale trovò la sua casa in Piazza Sant’Ambrogio dove vive ancora adesso bombardata, ma mi assicura che la Piazza non era devastata come adesso. E vuole rivederla.
Ma perché invece di fare un altro parcheggio non si sfrutta quello vicinissimo di Via Olona, cinque piani interrati, inutilizzato?
Ma quando finiranno questi lavori? Anzi, quando inizieranno visto che da due anni si scava e si e’ sempre fermi? Era così indispensabile costruire il parcheggio in un luogo dove era ovvio si sarebbero trovati rilevanti reperti?
Ma perché non esiste un controllo quotidiano di almeno un vigile di quartiere sulla sosta selvaggia? Ma perché la 50 e la 58 non possono nel frattempo deviare il percorso per corso Magenta-Carducci? Ma perché non si vieta la circolazione consentendo questa solo ai residenti?
Ma perché non si provvede a rendere decorosa la vivibilità della Piazza attraverso paratie meno squallide e un controllo quotidiano dello stato di pulizia delle aree percorribili?
Ma soprattutto: perché dobbiamo venire noi cittadini a gridare queste cose?
Francesca Caccia Dominioni
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