sabato 9 febbraio 2008

Di nuovo la legge regionale mangia-territorio

L’Osservatorio Expo di FAI, Italia Nostra e WWF Italia informa che mercoledì 13 febbraio la Commissione Territorio della Giunta Regionale Lombarda tornerà a discutere degli emendamenti alla Legge sull’urbanistica, a danno dei parchi regionali.
Se l’emendamento verrà approvato, le tre associazioni porteranno all’attenzione del segretario generale del BIE quello che sta succedendo, perché il provvedimento “mangiaterritorio” presentato in Regione contrasta con l’immagine finora data dalla Regione stessa in supporto all’EXPO2015 di territorio sostenibile.
Gli emendamenti alla legge Urbanistica regionale 12/2005 proposti dall’Assessore all’Urbanistica Davide Boni, hanno come obiettivo quello di facilitare ai Comuni espansioni insediative nei 24 Parchi Regionali. La tutela dell’ambiente, della storia, dell’interesse collettivo, sembra essere assente nella politica dell’attuale Giunta Regionale, nonostante le normative europee vadano in direzione opposta. Queste scelte potrebbero generare gravissime conseguenze sulla tutela e gestione delle risorse territoriali e sul sistema della pianificazione.
“E’ il primo vero attacco al sistema dei parchi, un patrimonio collettivo costruito con tanta fatica” Dice Enzo Venini Presidente WWF Italia.
“Tutto questo mentre in Europa i paesi più avanzati contano su leggi dello Stato che impongono di utilizzare solo aree già urbanizzate per qualsiasi nuova edificazione, raggiungendo così il duplice obbiettivo di recuperare e bonificare le aree dimesse, ricreando paesaggio e allo stesso tempo salvaguardando le aree libere, le aree agricole – così vitali per la vivibilità delle città – e tutte le aree verdi. In Lombardia invece espandiamo le città sui parchi” ha detto Giulia Maria Mozzoni Crespi Presidente FAI.
Tutto ciò avviene mentre il Comune di Milano e la Regione Lombardia, nella promozione dell’Expo 2015, diffondono una ”immagine” di città amica dell’ambiente e del territorio. FAI, Italia Nostra e WWF Italia ritengono che l’approvazione di questi emendamenti determinerebbe un nuovo quadro di consumo del suolo in cui il progetto Expo 2015 andrebbe ad inserirsi, in contrasto con quanto dichiarato dal Sindaco Moratti e di questo il BIE dovrebbe tener conto.
Un esempio concreto sono le paventate espansioni insediative che potranno verificarsi all’interno del territorio del Parco Sud. Tali emendamenti consentirebbero infatti ai Comuni di introdurre, mediante i propri Piani di Governo del Territorio e tramite procedure semplificate, attribuite per competenza alla Regione, espansioni insediative all’interno dei perimetri dei Parchi Regionali, delegittimando in tal modo l’esistenza dei parchi stessi.
L’enorme consumo di suolo che si continua a registrare anche negli ultimi anni in Lombardia, la crescente compromissione delle risorse territoriali ed ambientali, l’importanza dei Parchi come valore del territorio e come presidio per la conservazione e la tutela di ecosistemi naturali, per la realizzazione di reti ecologiche anche in contesti fortemente urbanizzati non sembrano preoccupare il Governo Regionale.
“Nella proposta avanzata dalla Giunta lombarda, l’espansione dei singoli Comuni, sottratta a logiche di coordinamento anche nei territori dei Parchi, potrà impoverire gli spazi naturali e le aree dedicate all’agricoltura, sulla cui valorizzazione bisognerebbe invece insistere proprio in vista dell’EXPO” Luca Carra Presidente Italia Nostra Milano.

martedì 5 febbraio 2008

Nasce l'Osservatorio Expo 2015 di FAI,Italia Nostra e WWF Italia

FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano, Italia Nostra e WWF Italia sono state invitate a suo tempo dal Sindaco Letizia Moratti, tra le altre associazioni ambientaliste, a far parte della Consulta Ambientale all’interno del progetto per Expo 2015. Le tre associazioni, nel ringraziare il Sindaco per l’invito, hanno fatto presente, in un incontro successivo a Palazzo Marino, la loro totale disponibilità a collaborare per la migliore riuscita di Expo 2015, ma hanno fatto altresì presente che ciò sarebbe dipeso dalla disponibilità ad accogliere alcune indicazioni ritenute vincolanti: il freno al consumo dei suoli, la valorizzazione dell’agricoltura e della rete idrica esistente, il recupero e riqualificazione del patrimonio artistico e architettonico presente nel nord Milano, l’immediato coinvolgimento del Ministero per i Beni Culturali tramite le Soprintendenze locali.
Sono questi alcuni dei temi cruciali che le nostre Associazioni ritengono vadano affrontati in un’ottica di conservazione oltre che di sviluppo.
FAI, Italia Nostra e WWF Italia, nell’attesa dunque di tornare a discutere operativamente di proposte progettuali, si sono riunite nel frattempo in Osservatorio, nel cui ambito stanno approfondendo alcune proposte progettuali.
1. Consumo di suolo. Milano e la prima fascia di comuni al suo intorno immediato raggiungono il 70% di edificazione (sulla base di tutte le previsioni urbanistiche esistenti), mentre il dato complessivo della Provincia si assesta oltre il al 42%. Come richiamato dalla Provincia di Milano, il superamento del limite del 55% lascia un territorio nell’impossibilità di rigenerarsi dal punto di vista ecologico e ambientale. I più recenti interventi progettuali sulla città non possono che generare in noi allerta e preoccupazione. Al contrario, Expo può rappresentare l’occasione per riconoscere con coraggio il valore della “risorsa” suolo, avviandone una gestione finalmente responsabile. Occorre dare un chiaro segno di volontà nel cercare di arginare questo fenomeno, risparmiando soprattutto aree verdi, o che a verde potrebbero essere destinate, e limitando il consumo di suolo alle aree ex-industriali o già urbanizzate e, ancora, introducendo forme di compensazione ecologica. Proprio in questa prospettiva, sottolineano FAI, Italia Nostra e WWF Italia, Expo 2015 può essere l’occasione per arrestare il processo di erosione che minaccia il patrimonio di corsi d’acqua, agricoltura, boschi, aree verdi e parchi che ancora circondano Milano, portandolo da uno stato di precarietà a uno di integrazione e rinaturalizzazione, come avviene nelle principali città europee.
2. Agricoltura. Proprio in virtù delle forti e inquietanti spinte che mettono a rischio la “sopravvivenza” delle aree agricole intorno alla città, FAI, Italia Nostra e WWF Italia propongono di ribadire con Expo 2015, in maniera categorica, la loro totale conservazione. Per questo sarà necessario dare un chiaro segnale di volontà di tutela della fascia agricola periurbana attraverso per esempio un adeguato sostegno strutturale alle aziende agricole del territorio con la formazione di un sistema estensivo di aree periurbane dove si associano interventi di rinaturazione e azioni di sostegno all’attività agricola con un obiettivo di lungo periodo, dando così tra l’altro un indirizzo di sviluppo per la città che risponde al bisogno di decongestionare un territorio pesantemente urbanizzato partendo dal centro del problema: dal territorio interno ai confini amministrativi di Milano. Del resto questo è il modello che grandi capitali come Londra, la cui fascia agricola periurbana è rimasta quasi intatta dal 1943, hanno con successo sviluppato.
3. Le vie d’acqua. Per quanto riguarda invece la realizzazione di una nuova “via d’acqua”, questo intervento poco si giustificherebbe se motivato solo da pura funzione estetica, senza una funzionalità integrata con la vita della città. Condividiamo il richiamo contenuto nel progetto alla necessità di dare nuova centralità alle vie d’acqua di Milano, così identitarie per la città, il cui abbandono è sotto gli occhi di tutti. FAI, Italia Nostra e WWF Italia propongono che sia prioritario l’intervento sull’esistente, prevedendo - tenendo conto delle connotazioni storiche dei canali - un’ampia e diffusa azione di rinaturazione e riqualificazione ambientale del reticolo idrografico minore dell’area coinvolta; Expo 2015 potrebbe infatti essere l’occasione per riqualificare almeno le sponde di canali artificiali quali il Villoresi o il Canale Nord Ovest, attraverso interventi di rinaturazione, mitigazione ambientale e/o di ingegneria naturalistica soprattutto in sostituzione delle sponde cementificate di questi corsi d’acqua.  Oltre al beneficio paesistico si contribuirebbe a recuperare capacità auto depurativa grazie all’azione di vegetazione spondale attualmente praticamente assente e a rendere maggiormente fruibili le alzaie di questi canali, ora, in molti tratti, piuttosto pericolose a causa delle scoscese sponde in lastre di cemento.
4. Il patrimonio monumentale. FAI, Italia Nostra e WWF Italia propongono di cogliere l’occasione dell’Expo 2015 per rilanciare un grande progetto di valorizzazione del ricco patrimonio monumentale presente nel nord Milano, come ad esempio Villa Arconti Visconti con il borgo e l’intera area agricola e paesaggistica del Castellazzo di Bollate, regina delle ville di “delizia” milanesi – opera di fondamentale importanza non solo dell’architettura seicentesca, ma esempio unico per dimensione e qualità di giardino all’italiana lombardo -, e la Villa Reale di Monza, unica grande reggia europea scandalosamente dimenticata. Ma sono solo due esempi di un vasto patrimonio costituito a cascine, borghi (come ad esempio i borghi di Figino, Trenno, Ronchetto delle rane e Chiaravalle), ville – come la stupenda Villa Litta di Lainate - e castelli, musei, arredi storici e beni minori per i quali si dovrà impostare una strategia di recupero e conservazione. Pensando ai dichiarati 29 milioni di visitatori che dovrebbero riversarsi nell'area milanese nel 2015, questo patrimonio rappresenterebbe un richiamo forte in grado anche di rimarcare e rendere unica l’identità di Milano.
5. Processo decisionale. Alla luce anche, ma non solo, dei poteri commissariali richiesti dal Sindaco Moratti si rende quanto mai necessario il coinvolgimento immediato delle Soprintendenze al tavolo decisionale, cosa che ad oggi sorprendentemente ancora non è avvenuta. Se è vero e anche necessario che il processo decisionale risponda a criteri di efficienza, vorremmo essere rassicurati che al contempo vi corrispondano adeguate azioni di controllo realmente efficaci per preservare i valori ambientali e architettonici del territorio.

mercoledì 30 gennaio 2008

Philippe Daverio con Italia Nostra sulla tutela del patrimonio culturale


Una lezione di Philippe Daverio, ma anche un colloquio con Italia Nostra sui temi della conservazione e tutela del patrimonio storico e artistico. L'evento, di grande richiamo, si terrà a Milano, nell'aula magna della Università statale, giovedì 14 febbraio, a partire dalle 18. Si ragionerà insieme sui "Nuovi orizzonti per la tutela del patrimonio culturale".
Ed è appunto su questi "nuovi orizzonti" che ci sarà sicuramente un interessante dibattito fra le tante anime e correnti della storia dell'arte e del conservazionismo.

mercoledì 2 gennaio 2008

Piango sulla mia piazza… ed è Natale: un'omelia su piazza Bernini

È capitato qualche settimana fa, ma io ho ancora il cuore gonfio. Come rotto. Mi hanno rotto il cuore. Me l’hanno segato. E io ne porto ancora la ferita. Me l’hanno segato che ancora era notte.
Mi ero alzato, ed era buio, stavo scrivendo, quando mi ferì lo stridore di una sega elettrica. Era violenta. Come se volesse fare presto. Che fosse ancora buio, prima che il cielo vedesse. Urlava, come assetata di annientamento. Urlava e tu lo sai come si dilatano voci e suoni nella notte. Ebbi un presentimento. Corsi alla finestra, quello che temevo, quello che da tempo avevamo in tanti temuto, stava avvenendo. Nella notte, come è costume tra ladri, segavano impietosamente gli alberi della nostra piccola piazza, quella su cui guarda con occhi di tenerezza la nostra chiesa. Mi parve che piangesse. Quando poi il cielo si imbrividì di luce e apparve lo scempio, guardai in basso e poi in alto e, ti assicuro, mi sembrò triste, quel mattino, anche il cielo, quasi si chinasse ad accarezzare i tronchi segati. E noi a contare dai loro anelli gli anni della loro vita, recisa per atto violento, disumano.
Ti dirò che lo stridore di quella sega me lo sono sentito dentro, e non solo io, per giorni e per giorni, come appiccicato alla pelle, impigliato ai vestiti. Come se l’opera di oscena devastazione ora fosse dentro e non più fuori.
Ora passo sulla piazza. A volte chiudo gli occhi. È l’immagine della distruzione. Come fosse passata una guerra. E penso: è Natale. Natale di una piazza devastata. Patisco il paradosso. Celebriamo la nascita e diamo la morte. Lui viene per ridarci umanità, noi celebriamo la disumanità. Viene per restituirci dignità e noi ci spogliamo e spogliamo di dignità.
La mia piazza è diventata un simbolo. E così, ti dirò, anche la mia chiesa. Mesi fa sorrideva agli alberi, che, pur carichi di anni, reggevano, qualcuno un po’ a fatica. Reggevano il compito che Dio aveva loro assegnato. Passavi e loro a proteggere con misericordia chi, carico di anni, trovava una sosta alla fatica di vivere su una delle panchine. Passavi nelle ore asfissianti dell’estate e loro a regalarti sempre un leggero fruscio di vento. Passavi e c’era poesia nel verde delle foglie, ma anche nelle trame nere dei rami, spogli d’inverno e puntati al cielo come in attesa. La mia chiesa sorrideva, ogni volta che apriva gli occhi al mattino.
E, penso, è Natale. Ma, fuori, ogni volta che esco, è il simbolo dell’antinatale. L’antitesi della nascita. Che urla una logica malsana, che intristisce la terra. Una logica frutto di uno sguardo perverso, sguardo di rapina. Quasi a segnalare dolorosamente con che occhi siamo giunti a guardare noi stessi, gli altri, la terra.
Scrive Eugen Drewermann: “Come potete voi vedere Dio con i vostri occhi? Tutto ciò che guardate è deformato dall’ottica dell’avidità e della bramosia. Non vi è cosa sulla terra che sappiate vedere rallegrandovene, dovete spalancare gli occhi come belve per appropriarvene. Non sapete contemplare un albero per lasciarlo al suo posto, dovete chiedervi quanto renderebbe se fosse abbattuto. Non potete vedere un fiume solo per gioirne, dovete chiedervi quanto si potrebbe guadagnare possedendolo, quanta energia darebbe arginandolo con una diga, che cosa potrete farne quando sarà di vostra proprietà. Così per le montagne, le steppe e i mari. Non potete vedere nemmeno le stelle senza imparare da esse con quali esplosioni nucleari ci si può distruggere. Non sapete guardare il cosmo senza pensare come trasformare la vastità dello spazio in un’area in cui schierare apparecchiature belliche, marchingegni di annientamento, potenziali distruttivi. Qualunque cosa vediate è marchiata dall’avidità, dalla distruzione, dalla presa di possesso. E perfino quando vi guardate tra voi uomini domina l’avidità: chi appartiene a chi? chi prende possesso di chi? chi si appropria di chi? chi violenta chi? Come volete vedere Dio con occhi simili? Come volete vedere gli uomini con questo genere di percezione?”
Prendere possesso, appropriarsi, violentare sono i verbi che fanno lo scempio dell’umanità e della terra. E così ai miei occhi la mia piazza diventa un simbolo: era di tutti, quelle piante erano di tutti, quell’erba di tutti, su quella panchina andava a sedere chiunque, senza chiedere permesso a nessuno. Un segno di vita per chi beve cemento ad ogni ora del giorno, un’area in cui pulsava ancora il colore delle stagioni. Sulla piazza scorreva il ritmo delle stagioni. Cambia qualcosa sull’asfalto? Ha delle stagioni? Ti perdi ad ammirarne i colori?
Ma eri - qui forse è il problema - troppo piccola, piazza che ospiti la mia chiesa. E, con te, piccoli, senza raccomandazioni e protezione, i vecchi che ne godevano o i bimbi che l’attraversavano o gli uomini e le donne ancora in cerca di bellezza. Ma che cosa è mai un anziano o un bambino o un poeta, i loro sogni e le loro attese a confronto con le macchine, il loro impero, la pretesa dei box e dei parcheggi? E che ce ne facciamo, in una società come la nostra, delle anime gentili o dei poeti? Ditemi voi se rendono qualcosa. Terra di piccoli. L’attenzione è altrove: il cortile di Palazzo Marino trasformato in salotto dei grandi, in banchetto di cibi raffinati, quello, suvvia, rende. Ma la terra dei piccoli?
Tu, piazza, mi sei diventata un simbolo. Alzo gli occhi e poi subito li nascondo. Passo e mi dico: è Natale. Tu mi rimandi un bisogno accorato di Natale. Mi rimandi lacerante un disgusto per il mito seduttore della potenza, l’indignazione per il mito dell’uomo forte: ne vedo con occhi increduli gli esiti allucinanti. Mi raccontano di ragazzi che sgozzano per provare emozioni “forti”, mi raccontano di ragazzi che si pensano forti perché filmano chi sta morendo investito da un autobus, mi raccontano di filmati di torture, mi raccontano di personaggi “in vista” che possono permettersi parole che un giorno definivamo da “caserma”, tanto loro sono forti, mi raccontano di uomini in fiamme in acciaierie, tanto non sono forti.
Ti dirò, piccola piazza, che, contemplando con occhi tristi i tuoi tronchi segati, il Natale, che celebra il “piccolo” e il “debole”, può sembrare una festa dei folli o dei poeti. Tanto è in controtendenza. Folli e poeti, accompagnati dal risolino dei forti. Il risolino per coloro che vanno a celebrare un Dio che sceglie e difende piccolezza e debolezza. A volte sembra che nulla sia cambiato. Anche allora quei sognatori venuti dall’oriente li guardarono con occhi di compassione: ingenui a cercare un Dio nella carne e nella terra dei piccoli. Rimangono forse solo folli e i poeti ad alzare inascoltati un grido per uno scempio che è degrado in umanità, a inginocchiarsi al mistero della piccolezza.
E allora ti dirò che io, triste per scempio e per degrado, scempio e degrado di piazza e di umanità, fui in questi giorni consolato e affascinato da un biglietto di auguri, venuto da un monastero, quello delle monache benedettine dell’Abbazia di Viboldone. Vi ho ritrovato, ed ebbi un sussulto, il messaggio del vero Natale, quello della piccolezza. “Piccolo si fece per noi” stava scritto. E il biglietto continuava:
La benedizione del Signore
splenda in ogni dimora umana,
e attorno a ogni piccolezza
s’irradi in gioia
che sconfigge le tenebre
e restituisce la libertà
di legami affidabili e fecondi di vita.
Piccolo si fece per noi. E la benedizione di questo piccolo splende attorno ad ogni piccolezza. C’è da commuoversi, se ancora ci rimane cuore, per un Dio che si fa piccolo: non ci ha schiacciati con la sua fortezza. Ci avrebbe solo invasi di terrore. Ha chinato i cieli nel segno di un’immensa tenerezza. E noi abbiamo contemplato i suoi occhi, il suo sguardo sulla piccolezza. Ma poi li abbiamo dimenticati. Abbiamo inseguito il mito del-l’onnipotenza. L’onnipotenza fa la distruzione dell’umanità e della terra. L’onnipotenza che spesso sorprendo in un gesto quasi quotidiano, che per me è diventato simbolo, lo spintonarsi.
Spintonarsi o dare il passo? Che cosa insegna il Natale e che cosa insegniamo ai nostri figli? E se il segno dell’immensa tenerezza di Dio, anziché declinarlo in vuote liturgie, riprendessimo a declinarlo nelle liturgie quotidiane della vita, come fece lui. Curando lo sguardo. Roba da folli e da poeti o, al massimo, dai monaci e di monache, direbbero i superdotati: sei finito in uno sguardo? Sì. Mi sono innamorato dello sguardo di Gesù: in quella piega dei suoi occhi c’era Dio: E non so se c’è nella piega dei miei occhi. Ricominciamo dallo sguardo. Uomini senza sguardo hanno devastato la mia piccola piazza.
Ricominciamo dallo sguardo: mi dissero, in una sera di queste. due miei cari amici, che non osano dirsi credenti, ma forse lo sono più di me. Dallo sguardo e dalla gentilezza, che è il contrario dello spintonarsi. Che è dare il passo. Al più debole, al più piccolo, al più povero, a chiunque, per il solo fatto che è un uomo, una donna. C’è vuoto. E c’è sete. Di sguardi e di gentilezza.
Qualcuno storcerà il naso. Ma come hai ridotto in piccolo il mistero del Natale! L’hai accorciato in uno sguardo. Sei arrivato a una parola ben piccola, la gentilezza!
Ti dirò, la compagnia degli uomini e delle donne del mio tempo mi hanno reso sempre più diffidente delle parole declamate, magniloquenti, hanno il tono e la pretesa dell’onnipotenza, il più delle volte sono devastanti. Mi sto innamorando, come i folli e i poeti, di parole piccole e di sguardi che abbiano il colore degli occhi di Gesù, il piccolo. A scanso di equivoci, “piccolo” anche quando ebbe più di trent’anni. E forse lo dimentichiamo.
Guardo la mia piazza e so dove arriva l’onnipotenza. Ma so anche, me l’ha ricordato un monastero, che “lui si fece piccolo”. È notizia buona: la benedizione viene dalla piccolezza.

don Angelo

lunedì 31 dicembre 2007

Sventiamo il parcheggio della Darsena: una lettera a Italia Nostra


Da cinque anni i cittadini di Milano hanno portato all’attenzione dell’Amministrazione Comunale la loro contrarietà alla realizzazione del suddetto parcheggio di 713 posti auto a rotazione, che viene ad insistere su un’area di rilevante interesse archeologico e storico.
Gli scavi archeologici, richiesti dalla Soprintendenza hanno messo in luce reperti di diverse epoche storiche:
- i basamenti in ceppo delle cinquecentesche Mura Spagnole, che delimitavano a nord la Darsena, parte del Bastione Gonzaga e uno Spalto con due tratti della cortina muraria ad esso collegata;
- quattrocento metri lineari delle mura dell’antico porto, costruito tra il 1817 e il 1818, per riconfigurare il bacino, ammodernarlo e adeguarlo all’incremento delle attività portuali previste con l’arrivo, nel 1819, del Naviglio Pavese. Da allora la Darsena ha assunto quella forma che, salvo alcune piccole modifiche del 1918, ancora oggi vediamo;
- la quattrocentesca pavimentazione lignea della prima conca che fu mai realizzata in Europa e che ha consentito il collegamento tra la Darsena e la Cerchia Interna senza interferenze con il regime idrico della rete dei canali milanesi: la Conca di Viarenna, ideata e realizzata nel 1439 da Filippino da Modena e Fioravante da Bologna, due ingegneri della Fabbrica del Duomo. L’invenzione del sistema “conca” ha attirato su Milano l’ammirazione di tutta l’Europa e ne ha rivoluzionato e modernizzato l’intero sistema di navigabilità dei canali interni.
I disegni della Conca di Viarenna, effettuati quarant’anni dopo da Leonardo da Vinci, sono contenuti nel Codice Atlantico conservato nella Biblioteca Ambrosiana.

L’importanza storica, ambientale, ma anche simbolica di questo luogo è documentata e riportata in articoli dei più importanti quotidiani cittadini e italiani, la stessa stampa estera si è occupata di questo nodo di incontro delle acque della città e dei suoi ambiti costituiti dai canali ancora scoperti del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese e dai vecchi edifici in cui un tempo lavoravano artisti e artigiani, ora per lo più estromessi dalla speculazione derivante dall’incremento spropositato degli esercizi pubblici –serali e notturni- che hanno mortificato l’anima del quartiere.
E’ stata preparata e depositata al Ministero per i Beni Culturali un’interrogazione parlamentare sottoscritta dai Senatori Maria Pellegatta, Carlo Fontana e Giovanna Cappelli che ancora non è stata discussa e non ha avuto quindi risposta.
E’ stato depositato al TAR di Milano un ricorso firmato da cittadini residenti, che sarà attivato non appena sarà deciso definitivamente l’avvio dei lavori, poiché la Soprintendenza Regionale non ha bloccato il progetto, nonostante le paratie della costruzione sotterranea che saranno posizionate a pochi metri dalla Conca Lignea inamovibile, nonostante gli ascensori e le griglie di areazione che saranno realizzati tra e lungo le mura e i bastioni ritrovati.
Lo stesso progetto di riqualificazione superficiale, vincitore di un Concorso Internazionale, approvato ancor prima che si completassero gli scavi, non prevede ad ora il recupero e la valorizzazione dei reperti. Ciò testimonia quanto poco valore e attenzione sia stata data a quest’area di Milano che fa parte delle zone a rischio archeologico come documentato dalle carte prodotte dalla Soprintendenza e consegnate all’Amministrazione comunale.
Si prevede inoltre una variante che aggiungerà agli indicati 713 posti auto a rotazione circa 350 Box a carattere residenziale (quindi una mega-struttura di più di mille posti auto ) in una zona centrale della città, ricoveri, questi ultimi, che potrebbero essere realizzati in ambiti vicini ma più appropriati.
La proposta caldeggiata e rispettosa di queste presenze indica come possibile soluzione l’attuazione di un parco archeologico che partendo dalla sponda –sud della Darsena abbracci l’area caratterizzata dalla presenza dell’Arena, della Conca di Viarenna, della Basilica di S. Eustorgio fino alle Colonne romane e alla Basilica di S. Lorenzo. Si realizzerebbe un’area (isola ambientale) di rilevante interesse storico, turistico e culturale.
Il nostro impegno è finalizzato a un recupero e alla valorizzazione di questi ambiti protetti da un vincolo paesaggistico ma non monumentale. Come cittadini abbiamo solo la coscienza della giustezza di questo obiettivo, rafforzato dalle iniziative di altri cittadini che stanno lottando per cause simili non solo a Milano ma in molte altre città italiane. Riteniamo che la voce di un’Associazione, accreditata e sensibile alla cultura della tutela del patrimonio storico del nostro paese, possa appoggiare questa causa e cercare di convincere le autorità competenti a scrivere un finale che preveda la valorizzazione rispettosa e appropriata di questo luogo che rimane il simbolo della Milano “città delle acque”.
In attesa di una Vostra risposta inviamo i nostri più sentiti saluti.

Gabriella Valassina

Lo scempio di Piazza Sant’Ambrogio: una lettera

Vorrei esprimere in modo sintetico ma incisivo il mio punto di vista sullo scempio, perché di questo si tratta, che si sta consumando in Piazza Sant’Ambrogio.
Credo sia inutile ricordarvi che la nostra Piazza Sant’Ambrogio, quella di tutti i milanesi veri, è una delle piazze più importanti del mondo. Il Patrono di Milano, Sant’Ambrogio per chi non lo sapesse, è custodito nella cripta sotto il famosissimo altare.
Fa accapponare la pelle immaginare che in linea d’aria a pochi metri da lui si sia pensato di costruire paratie in cemento armato e che il suo riposo centenario sarà disturbato da motori di centinaia di SUV. Non mi soffermerò sull’opportunità di costruire o meno questo parcheggio. Sconsolanti le dichiarazioni dell’Assessore Sgarbi in merito, il quale a parole è completamente schierato contro l’opera, ma nel contempo impotente come sembra esserlo perfino il Sindaco Moratti. Come se questo parcheggio fosse un male inevitabile, incurabile, una decisione ormai presa chissà da chi.
Di certo fa semplicemente ridere far partire il tanto decantato Ecopass tra meno di un mese e allo stesso tempo costruire parcheggi a rotazione in centro storico. Il potere dei soldi. Non il benessere dei cittadini. La solita doppia beffa.
Vorrei esprimervi ora il panorama che mi trovo di fronte ogni giorno uscendo dal mio portone, e credo di poter dire senza presunzione di parlare a nome di tutti i residenti nella Piazza.
Abito di fronte al cantiere. Ho due bambini, di 4 e 2 anni.
Esco dal portone. Sporcizia ovunque. L’unico marciapiede agibile e’ invaso all’inverosimile da macchine. Impossibile passare con i passeggini. Mai una multa.
Tra un autobus e l’altro (sì, perché passano sia la 50 che la 58) attraverso la strada e mi introduco in quel budello che dovrebbe condurmi verso l’Università Cattolica. Tutto il percorso e i giardinetti ridotti nel degrado più incivile. Probabilmente neanche i rom ci costruirebbero una baracca.
Insomma uno spettacolo desolante. Una piazza ridotta un cumulo di macerie e sporcizia. Un traffico ovviamente isterico. Un rischio giornaliero per noi e i nostri bambini. E una sensazione di incertezza e omertà che regna, intoccabile.
Mio padre, classe 1922, come tutti noi è indignato. Al ritorno dalla seconda guerra mondiale trovò la sua casa in Piazza Sant’Ambrogio dove vive ancora adesso bombardata, ma mi assicura che la Piazza non era devastata come adesso. E vuole rivederla.
Ma perché invece di fare un altro parcheggio non si sfrutta quello vicinissimo di Via Olona, cinque piani interrati, inutilizzato?
Ma quando finiranno questi lavori? Anzi, quando inizieranno visto che da due anni si scava e si e’ sempre fermi? Era così indispensabile costruire il parcheggio in un luogo dove era ovvio si sarebbero trovati rilevanti reperti?
Ma perché non esiste un controllo quotidiano di almeno un vigile di quartiere sulla sosta selvaggia? Ma perché la 50 e la 58 non possono nel frattempo deviare il percorso per corso Magenta-Carducci? Ma perché non si vieta la circolazione consentendo questa solo ai residenti?
Ma perché non si provvede a rendere decorosa la vivibilità della Piazza attraverso paratie meno squallide e un controllo quotidiano dello stato di pulizia delle aree percorribili?
Ma soprattutto: perché dobbiamo venire noi cittadini a gridare queste cose?

Francesca Caccia Dominioni

giovedì 20 dicembre 2007

Mettiamo ordine in piazza Duomo


Soluzioni antibivacco modificando la scalinata del sagrato, interramento del cantiere della Veneranda Fabbrica del Duomo, lotta dura ai venditori ambulanti, maggiore severità sulle manifestazioni commerciali che in ogni parte dell'anno ingombrano la piazza più importante e simbolica di Milano. Il 19 dicembre si è tenuta una conferenza stampa di Italia Nostra per lamentare le condizioni di degrado in cui versa la piazza, richiamando le leggi e le direttive che implicherebbero di trattare piazza Duomo e Galleria con maggiore rispetto e senso del decoro. Si è accennato anche alla tutela del Garage Traversi in piazza San Babila, minacciato da una sua trasformazione, con aumento notevole della volumetria in centro commerciale. Infine si è acennato alla possibilità, più a lungo termine, di ricalibrare l'equilibrio dei "poteri" nella piazza Duomo, proponendo la presenza degli uffici del sindaco a Palazzo Reale. Ma su questo aspetto ci ritorneremo presto.

articolo 1, articolo 2